Editoriale – L’Eternauta e il prepping urbano: quando la fantasia ci insegna a prepararci

Se siete appassionati di prepping urbano come me, avrete sicuramente notato che spesso ci lasciamo ispirare da film, libri e serie TV. Alcuni spunti arrivano da scenari realistici, come blackout prolungati o emergenze naturali. Altre volte, però, anche le storie più fantasiose riescono a stimolare riflessioni utili. Questo è il caso della nuova serie di Netflix, L’Eternauta.

Tratta dall’omonimo fumetto argentino di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López, la serie porta sullo schermo un mondo devastato da una nevicata tossica che decima la popolazione di Buenos Aires. Una premessa surreale, certo, ma che contiene spunti interessanti per chi, come noi, si prepara ad affrontare l’inaspettato.

Voglio subito chiarire un punto: L’Eternauta è una serie di fantasia, e come tale va presa. Non ha alcuna pretesa di essere un manuale di sopravvivenza urbana, e noi prepper dobbiamo fare attenzione a non lasciarci trascinare da idee estreme o improbabili. Tuttavia, non è la prima volta che un’opera narrativa riesce a stimolare la riflessione su come reagire in situazioni critiche. Non è realistico pensare che una nevicata tossica possa abbattersi sulla nostra città, ma alcune delle dinamiche presentate ci ricordano qualcosa di fondamentale: l’imprevedibilità degli eventi e l’importanza di sapersi adattare. Tranquilli non ci saranno spoiler.

– Adattabilità: la risorsa fondamentale

Uno degli aspetti che più mi ha colpito della serie è la capacità dei protagonisti di adattarsi a una situazione completamente fuori dall’ordinario. Immaginatevi: un momento prima tutto normale, un attimo dopo una neve letale cade dal cielo. Nessuno può prepararsi per qualcosa del genere. Eppure, è proprio in questi contesti che l’adattabilità diventa l’arma principale.

Mi ha fatto riflettere sul concetto stesso di prepping urbano. A volte ci concentriamo così tanto su strumenti, scorte e procedure che dimentichiamo che la vera preparazione è mentale. È la capacità di osservare, valutare e reagire in modo rapido e razionale. Possiamo accumulare scorte di cibo e acqua, ma se non siamo pronti ad affrontare l’ignoto, tutto il resto conta poco.

Nella serie, Juan Salvo, il protagonista, dimostra una freddezza impressionante. Non perché sia un eroe invincibile, ma perché è costretto dalle circostanze a diventarlo. E qui viene il punto chiave: nel prepping urbano, non dobbiamo pensare di poter controllare ogni variabile. L’imprevedibilità è parte del gioco. Avere una mentalità flessibile e resiliente, pronta a modificare i piani sul momento, è la risorsa più preziosa che possiamo coltivare

– Non tutto si può prevedere: accettare l’imprevedibile

Questa è una lezione difficile da accettare, lo so. Come prepper, investiamo tempo ed energie nel cercare di coprire ogni possibile rischio. Ma la verità è che ci saranno sempre eventi che ci colpiranno senza preavviso. Pensate alla pandemia: quanti di noi erano davvero pronti a un cambiamento di vita così radicale?

Prepararsi mentalmente significa anche accettare questa verità. Non si tratta di vivere nel terrore, ma di riconoscere che ci sono situazioni su cui non abbiamo alcun controllo. La serie ci ricorda proprio questo: non importa quanto tu sia preparato, ci sono eventi che vanno oltre la nostra capacità di previsione.

Ecco perché, nel mio percorso da prepper urbano, ho imparato a lavorare non solo sulla raccolta di strumenti, ma anche sulla gestione dello stress, dell’ansia e della paura. Allenare la mente a restare lucida, anche di fronte a situazioni che ci sembrano impossibili, è forse la sfida più grande e il miglior investimento possibile.

– Lasciare spazio alla fantasia: un allenamento utile

Devo ammetterlo: a volte mi lascio trasportare da scenari surreali. Chi non lo fa? La fantasia ha un ruolo importante anche nel prepping, se ben gestita. Non sto dicendo di prepararsi per una nevicata tossica, ma di lasciare che idee fuori dal comune stimolino il nostro pensiero critico.

La serie mi ha dato uno spunto interessante: se ci trovassimo in un contesto completamente sconosciuto, sapremmo comunque adattarci? Saremmo in grado di improvvisare soluzioni con ciò che abbiamo sotto mano? Pensarci ogni tanto, anche solo per gioco, può allenare quella parte di noi che tende a fossilizzarsi sulle routine.

– Prepararsi all’orrore: la perdita e il lutto

Non è facile parlarne, ma L’Eternauta affronta anche un tema difficile: la perdita di persone care. Nel contesto della serie, i protagonisti sono costretti a vedere amici e vicini morire. Questo mi ha portato a riflettere su un aspetto spesso trascurato del prepping: l’accettazione della perdita.

Nessuno di noi vuole pensarci, ma una preparazione completa deve tenere conto anche di questo. Come ci si prepara psicologicamente a perdere tutto, o quasi? Non esiste una risposta facile, ma è importante confrontarsi con l’idea che non sempre potremo proteggere chi amiamo.

– La forza del gruppo: costruire legami di fiducia

Una delle parti più interessanti della serie è la formazione di nuovi gruppi. Persone che fino a un attimo prima erano sconosciute si trovano costrette a collaborare per sopravvivere. Questo mi ha fatto riflettere su un punto essenziale: l’istinto sociale è potente, ma la fiducia va costruita.

In un contesto urbano, dove i rapporti sono spesso superficiali, riuscire a identificare persone affidabili e costruire reti di collaborazione è fondamentale. Non significa fidarsi ciecamente, ma coltivare legami basati sulla reciprocità e sull’affidabilità.

– Conclusione

L’Eternauta ci offre uno scenario estremo, ma stimolante. La serie ci ricorda che non possiamo controllare tutto, ma possiamo allenare la nostra mente a rimanere lucida, ad adattarsi e a gestire l’incertezza. Non è solo un racconto distopico: è anche un promemoria per i prepper urbani che la preparazione non si limita agli oggetti, ma inizia e finisce con la capacità di pensare in modo critico e flessibile.

Prepariamoci al possibile, ma non dimentichiamo che l’imprevisto sarà sempre parte della nostra realtà. È questa la vera lezione dell’Eternauta.

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